Uova di Pasqua di Cioccolata

Le tradizioni che fanno parte della nostra vita hanno radici profonde e la scelta dell’uovo di Pasqua per festeggiare la resurrezione di Cristo è legata all’uovo come simbolo di vita.

Non c’è bambino che non desideri un uovo di cioccolato per Pasqua. Per la sorpresa, per l’allegria delle confezioni e naturalmente per il cioccolato che, a forma di guscio, talvolta sottile, sembra tantissimo e non preoccupa le mamme.

Le uova vengono realizzate per festeggiare la Pasqua sin dal 1850. E’ simpatico pensare che le uova di Pasqua si usano solo in Italia… In Germania, ad esempio, simbolo della Pasqua è il coniglio, mentre in Argentina, Australia, Stati uniti, cioè in tutti i paesi dove sono presenti ampie comunità italiane, ecco che anche lì si usano le uova di Pasqua.

Fin dalla sua creazione l’uovo conteneva la sorpresa, e questo ne ha determinato il successo. Un dolce guscio di cioccolato è l’unica barriera che ci separa dal regalo, e rompere l’uovo non è un peccato, anzi!

Sono tanti gli oggetti che vi si possono inserire per soddisfare le esigenze di tutti i tipi di clientela: si possono sedurre i bimbi con i giocattoli più alla moda, e tentare gli adulti con sorprese preziose pensate in funzione di chi riceverà l’uovo.  La confezione, oltre a proteggere l’uovo, deve indicare se la sorpresa è adatta ai maschietti o alle femminucce; talvolta è arricchita da un ulteriore regalo, sovente un pelouche che può essere più grande dell’uovo stesso.

Un tempo per la Pasqua “si cantavano le uova”: i giovani passavano di casa in casa con cesti di uova, e in cambio di un uovo augurale ricevevano dolci e soldini. La festa continuava dipingendo le uova e nascondendole nei prati intorno a casa. Poi si svolgeva una vera e propria caccia all’uovo: a ogni colore veniva attribuito un valore e alla fine i “cacciatori” venivano premiati in base alle uova trovate.

In alcune campagne, dove le tradizioni sono radicate, qualche mamma ancora oggi organizza questa caccia al tesoro, e la festa non coinvolge solo i bambini; spesso anche gli adulti si improvvisano cercatori attenti.

 

 

Tratto da “Dolceidea” di Giovanni Bressano e Cinzia Trenchi